Archivio mensile:aprile 2012

Scegliamoci i nemici giusti, per favore

Un paio di settimane fa Raoul Bova – in copertina su Vanity Fair – dichiarava di avere avuto amici gay da ragazzino, e che questo gli aveva fatto scoprire l’insensatezza di certe discriminazioni (vado a memoria). Dichiara quindi, mettendoci la faccia, di essere favorevole alla parità dei diritti per le persone omosessuali; l’unica cosa a lasciarlo ancora con dei dubbi è l’adozione. Il tutto detto con delicatezza e umiltà, senza la pretesa di ergersi a maestro del pensiero. Non l’avesse mai fatto. Ecco scatenarsi le prefiche della rivoluzione perenne coatta, le rose luxembourg alle vongole, le accigliate ancelle del Pensiero Unico Omosessuale: ha detto cazzate, come si permette, era meglio se stava zitto, omofobo travestito. Le stesse che magari adorano a prescindere attempate soubrette bionde che sparano minchiate omofobe un giorno sì e l’altro pure, e che però cantano “Tuttomatto” e “La notte vola”, no dico, vuoi mettere?

Dobbiamo tenerceli stretti comunque, i Raoul Bova. Sono straight allies, gli alleati etero, quelli che le organizzazioni GLBT all’estero coccolano anche quando i suddetti non ridono ai lazzi di Platinette e non sposano il movimento al cento per cento. Gli alleati non devono pensarla come noi in tutto per tutto: peccato veniale, peraltro, visto che noi stessi ci scanniamo tra di noi su molti temi. Può scappargli qualche ingenuità o scemenza, chè non sono laureati in frociologia, ma devono essere d’accordo sugli aspetti fondamentali ed essere dalla nostra parte. Facendoci da ambasciatori in un mondo alieno che, quando va bene, ci ignora.

Un’intervista di Bova, anche con una nota che a noi suona stonata, vale più di mille dimostrazioni che rimbombano nel chiuso del nostro piccolo cortile (sacrosante, intendiamoci). Dobbiamo ringraziarlo ed essergli grati, e magari aiutarlo a capire che sul discorso delle adozioni ha torto. Ma non riusciremo a farlo se lo aggrediamo con rivendicazioni fesse sulla sua onestà intellettuale. Se stiamo a raccontarcela solo tra di noi, a raccontarci quanto abbiamo ragione e quanto siamo duri e puri, non ne usciamo. Un po’ meno velleitari e un poco più pratici e concreti, per favore.

Negli Stati Uniti gli straight allies sono invitati alle manifestazioni, coccolati, coinvolti, apprezzati. A me sembra invece che i nostri rancorosi movimenti GLBT siano ancora asserragliati nei loro fortini, e tralasciamo il desolante fatto che si sparino addosso dalle torrette. Quante volte vi è capitato di portare amici etero in qualche associazione? Amici che dopo aver dichiarato la loro eterosessualità diventavano di fatto totalmente invisibili e ignorati?

Dobbiamo sceglierli bene, i nostri nemici. I Raoul Bova non lo sono. Il fuoco amico è cretino per definizione.

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