Inappropriate

Certo, che Annunziata voleva fare un paradosso. E ci mancherebbe. L’abbiamo capito, mica siamo idioti.

Al di là della sua buona fede o meno, e dei suoi scopi reconditi o palesi – che tutto sommato chissenefrega – il punto sta proprio nel decidere se la libertà di espressione deve sempre e comunque essere tutelata a prescindere o se il famigerato politically correct, o censura, sia la foglia di fico di uno stato e di una società con pulsioni illiberali. Insomma, si educa e non si proibisce; proibire e scandalizzarsi non serve a niente, anzi è dannoso alla causa, gridare al lupo quando non è il caso è darsi la zappa sui piedi, eccetera.

Su questo volevo dire un paio di cose. La prima: la minoranza gay è rimasta praticamente la sola minoranza (aggiungerei forse solo gli zingari) che può essere schernita, portata ad esempio negativo e insultata – anche solo come carne per paradossi – senza che su chi lo fa cada uno stigma sociale. Si può fare, e viene spontaneo farlo, perché è facile, e non si paga dazio, o il dazio è comunque minimo. Cinquant’anni fa succedeva per i neri, ad esempio: e adesso sarebbe impensabile. In questo senso Annunziata ha scelto la via più comoda e banale, e contemporaneamente la meno efficace. Se paradosso forte e controverso doveva essere, allora un bell’esempio su neri o ebrei sarebbe stato più adatto. Ma a tutto c’è un limite, vero Annunziata?

In tutto questo la reazione delle associazioni omosessuali è quasi sempre veemente e plateale, e io penso che non solo questo sia perfettamente comprensibile, ma che  – proprio per i motivi di cui sopra – sia utile. Anche quando è eccessiva e fuori luogo: non importa. E’ quello che negli anni ’80 e ’90 è successo nei paesi anglosassoni (lo so che paragonarci continuamente a Stati Uniti e Inghilterra alla lunga è stucchevole e vittimista, ma a qualcuno dovremo pure paragonarci e ispirarci, e attualmente il Sudan e l’Iran sono fuori classifica). Si chiama lobbying: un gruppo organizzato di cittadini con gli stessi interessi e scopi rompe sistematicamente i coglioni per far sì che i suoi interessi vengano tutelati, o quantomeno non troppo danneggiati. In Italia lo stiamo cominciando a fare ora. Con molti passi falsi, ma è necessario. Le lobby sono petulanti per definizione: fanno all’estero quello che le associazioni dei consumatori e le loro class action fanno in Italia.

L’Inghilterra è intrinsecamente illiberale? Non lo so. Il politically correct dei paesi anglosassoni è tanto più efficace quanto spinto da intenti più educativi che biecamente censori? Può essere. So solo che là si usa sempre un termine che taglia la testa ad ogni discussione, una parola che viene usata tantissimo e che qui non sento mai: inappropriate. La metafora di Annunziata è inappropriata. I soliti idioti a Sanremo? Legittimi, ma inappropriati. Chi decide che lo siano? Un senso comune condiviso, attrezzato ed educato a farlo. E come lo si ottiene? Il dibattito è aperto.

Ma alla fine, quello che risulta ancora più insopportabile è il commento di chi minimizza e non capisce, o prova a ridimensionare, l’incredibile senso di frustrazione, dolore, umiliazione e sensazione di accerchiamento degli omosessuali italiani. Cari amici e simpatizzanti, forse la cosa non vi è ancora abbastanza chiara: ma siamo esasperati. Persino una popolazione accomodante e poco politicizzata come quella dei gay italiani, a beccar schiaffi in faccia per anni, sta rialzando la testa.

Potete fare tranquillamente lezioni sull’opportunità o meno di arrabbiarsi con le annunziate e i soliti idioti, spiegando che proibire è stupido e illiberale: e avrete sicuramente delle ragioni. Ma il vostro amico, fratello, collega gay prima sente lo schiaffo, e solo poi il ragionamento. Un amico che stimo ha scritto: è come predicare amore per il fuoco agli ustionati. Sarebbe bene che gli amici eterosessuali interessati alla nostra causa lo tenessero sempre ben presente, prima di scuotere la testa con sopportazione.

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11 thoughts on “Inappropriate

  1. Paolo Ferrarini ha detto:

    Il diritto ad incazzarsi è sacrosanto, soprattutto quando ti chiedono cortesemente di lottare per i tuoi diritti, ma sottovoce.

  2. vittorio zambardino ha detto:

    Ciao Marco, letto. Condiviso su Fb e tiwtter. Poi commento. Voglio pensare. E’ tempo di dibattiti “utili”, concreti, in cui ci diciamo cose. E io a volte sono verboso. A dopo

  3. “Chi decide che lo siano? Un senso comune condiviso, attrezzato ed educato a farlo. E come lo si ottiene? Il dibattito è aperto.” Il dibattito? Ma tu vuoi perdere tempo. Vai al bar sotto casa e inizia a usare la parola “inappropriato”. Il senso comune condiviso lo costruiscono persone in grado di trovare parole forti, chiare, incisive, carismatiche, espressive e “viralizzanti” che letteralmente invadono a macchia d’olio il discorso comune al bar, sui giornali e in TV. Qualcuno -non necessariamente un tipo famoso, magari uno al pub- trovò che la parola “inappropriate” aveva grande forza persuasiva e iniziò a usarla. E costui parlava bene. Invece il paragone continuo con un qualche paese estero è peggio che stucchevole: è inefficace. E’ quello che fa scuotere la testa. Introduce un criterio esterno: l’Inghilterra al posto dell’appropriatezza. Lo hai detto tu stesso: la parola giusta è “inappropriato”. Non “in Inghilterra”. Chi usa la prima espressione trasmette autorevolezza. Chi usa la seconda no. Anzi. Lasciate queste petulanze esterofile ai missini (ho scritto proprio missini, non fascisti) che non sono mai stati nazionalisti, ma sempre noiosamente germanofili. E comunque io non sono un amico eterosessuale simpatizzante. Sono un leale avversario.

  4. E comunque questo post, facendo conoscere a un po’ di gente la parola “inappropriato” ha fatto il suo dovere. Lo leggeranno, lo useranno, e così via. E io facendo notare dove potrebbe annidarsi la debolezza retorica delle lagne esterofile, ho contribuito. Ecco come si influenza il senso comune.

    Forza col prossimo post, inventane un’altra, inventa un altro “meme” alla Dawkins che serva la tua causa.

  5. Marcolino

    ovviamente nella condivisione dell’incazzatura, la mia difficoltà con questa vicenda è che mi sento partire per un viaggio senza meta. Non ho pensieri conclusi ma solo lunghi e verbosi dubbi. Se qualcuno ha la pazienza di seguirmi io ci provo, altrimenti amen.

    1) Cosa stava dicendo la Annunziata – come sai sono un fanatico del “saper leggere” le notizie. Del capirle per quelle che sono. Per me la notizia non è che l’Annunziata vorrebbe proteggere un nazista omofobo. Non stava dicendo questo. Quella puntata di Servizio Pubblico era una demo di come si dovrebbe fare la Rai, ognuno diceva la sua, e Santoro si candidava, come si candida a presidente. L’abilissima Lucia stava facendo o la stessa corsa o una per la direzione del tg1 o qualsiasi altro incarico di potere. E tranquillizzava i suoi sponsor cattolici. Prova a tradurre quella frase in questo modo: “Io difenderei chiunque cattolico Pd o di centro destra volesse attaccare i diritti civili e certi contenuti “radicali”. Potete votarmi/designarmi”. Lo so che non sei d’accordo, ma, credimi conosco questi bambinetti da 40 anni, quello stavano dicendo. E in genere così si parla nella lingua del potere: sparo al cielo perché tu capisca che posso sparare ad altezza d’uomo.

    2) Tu obietterai che il contenuto letterale è importante ed era una dichiarazione omofobica, Qui mi perdo, perché non so che strada seguire. Partiamo dall’America e dallo stigma sociale. Perché questo a me interessa. Un contro è lo stigma sociale. Dovremmo chiederci perché npon c’è uno stigma sociale in Italia contro l’omosessualità? Forse sì… anche se lo stigma è bigotto, repressivo, tartufo. Però sono d’accordo , va bene. Finché lo stigma non si fa legge. Parliamoci chiaro: uno che negli USA dica che i froci li prenderebbe a calci nel culo viene colpito – non dovunque, solo negli stati giusti – dallo stigma (mi fa pensare sempre allo smegma sta parola). Ma attenzione, NON viene colpito da sanzioni legali. Perché è suo diritto dire anche la cosa più assurda per costitutuzione.

    3) NON FACCIAMO CONFUSIONE. La legge è diversa. La legge manda in galera, fa processare. Secondo me è per questo che il disegno di legge sull’omofobia si è beccato le due pregiudiziali di incostituzionalità. Perché sanziona un’espressione del pensiero. Abietta ma espressione del pensiero. Mi spiego meglio: hai perso contro tutte le merde omofobe del parlamento italiano perché sei andato al voto con una proposta di legge che si offriva a quella obiezione. E francamente io non sono d’accordo con leggi che proibiscano l’espressione di un pensiero. Nessun pensiero. Che paese di merda è quello che stabilisce che di un tema non si scrive in un certo modo? Lo so, è quello che ha fatto il parlamento francese con gli armeni: quella legge mi fa schifo, pur nella consapevolezza che lo sterminio degli armeni è un dato storico.

    4) Essere incoerenti. E allora? qui io arrivo col mio ragionamento: dobbiamo affermare la condanna per l’odio verso i gay, ma non possiamo servirci della forca che ci ha finora impiccato. Della repressione. E’ come impiccare Saddam Hussein, E’ come condannare a morte i nobili di Francia. Non è il cambiamento. E’ l’oppressione con un altro nome. Del resto, lo dico e mi offro alla tua ira: io sono contrario anche alla disposizione transitoria e finale sull’apologia di fascismo. Che infatti non ha mai funzionato: è assolutamente legittimo dire “viva il fascismo”. E’ proibito provare a instaurarlo. Questa è una democrazia. Ma la nostra non è una democrazia, di questo siamo consapevoli, no?

    5) So che stiamo parlando in un paese in cui – è successo a un amico a roma, un isnegnante – due ragazzetti di scuola media lo cercavano “perché i froci se devono mena’”. Li ha trovati lui e con lui i due tredicenni hanno fatto macchina indietro, ma non la faranno col coetaneo frocio che picchieranno senza pietà. Partiamo da qui.

    6) Ho indicazioni pratiche? Ho solo la mia rabbia e la mia disperazione. Ma è la disperazione cui ci ha portato una battaglia fatta solo in nome del vittimismo e della compassione degli etero, dai tanti froci “cattolici” e “comunisti” alla Nichi Vendola che hanno tanto potere e non cambiano mai niente. . Non voglio essere accettato dagli altri nella loro società. Il mio diritto di esistere è indisponibile in quanto persona. Non voglio la solidarietà di uno stigma (smegma) che crea noia. Voglio essere temuto. Solo il timore crea nell’altro accettazione. Non l’amore. Non dobbiamo amarci. Dobbiamo convivere nella stessa società. Inappropriati è il grido di battaglia? preferirei una mazza ferrata, ma se è inappropriata….

  6. Zambardino, le indicazioni pratiche sono quelle: saper comunicare. Breve, chiaro, conciso, pop, viralizzante. Liberatevi delle trombonate infinite, del lazzo satirico pseudo-moderno, della lagna. Fa una cosa: riscrivi ‘sto commentone tuo in 250 parole, non una in più. Fallo tutte le sere per 3 mesi.

  7. Mark ha detto:

    La cosa che più mi sollazza nei tuoi commenti, GMR, è che tutte le volte ti dispiaci di aver poggiato il fioretto per brandire la spada, e la volta dopo carichi il bazooka. Nel giro di breve ti dispiacerai di aver bombardato Dresda. Vai così comunque, anche stavolta hai regolato i conti coi nemici di tutta la galassia. Very pop 😉

    • Giusto per il passato. Dove mi sarei dispiaciuto qui? Ah, forse quando ho voluto sottolineare gli aspetti positivi delle tue lagne. Diciamo che oggi prendo la spada, medico le ferite che procuro, dopodiché riprendo il bazooka, medico le ferite, riprendo la bomba atomica, e così via. Visto che sei esterofilo, si chiama D.E.A.R.M.A.N., che significa Describe Express Assert Reinforce/Reward Mindful Appear Negotiate (Linehan, 1993). Naturalmente con non pazienti come te può essere effettuato in forma, diciamo così, più appropriatamente aggressiva. Sottolineo appropriatamente.

  8. Steve ha detto:

    IMHO, gay, lesbiche e trans non sono “vittimisti” sono proprio vittime. Attenzione, la fuori la realtà esiste – le interpretazioni vengono dopo i fatti.
    Proprio per questo credo che il limite per la libertà di espressione esiste e come: attaccare una persona o un gruppo e non quello che questa persona o gruppo dice – le sue idee. L’annunziata ha dichiarato che lei difenderebbe uno che incita all’odio verso un gruppo di persone: non è solo inappropriato, ma è apologia di reato. Proprio come se difendessi il furto o l’omicidio.

  9. […] discreto silenzio fa più male di un insulto a viso aperto. Dice Vittorio Zambardino in un commento su un blog, e non so se forse dovrei dargli ragione: “io non voglio essere accettato dagli altri nella […]

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