Archivio mensile:febbraio 2012

Inappropriate

Certo, che Annunziata voleva fare un paradosso. E ci mancherebbe. L’abbiamo capito, mica siamo idioti.

Al di là della sua buona fede o meno, e dei suoi scopi reconditi o palesi – che tutto sommato chissenefrega – il punto sta proprio nel decidere se la libertà di espressione deve sempre e comunque essere tutelata a prescindere o se il famigerato politically correct, o censura, sia la foglia di fico di uno stato e di una società con pulsioni illiberali. Insomma, si educa e non si proibisce; proibire e scandalizzarsi non serve a niente, anzi è dannoso alla causa, gridare al lupo quando non è il caso è darsi la zappa sui piedi, eccetera.

Su questo volevo dire un paio di cose. La prima: la minoranza gay è rimasta praticamente la sola minoranza (aggiungerei forse solo gli zingari) che può essere schernita, portata ad esempio negativo e insultata – anche solo come carne per paradossi – senza che su chi lo fa cada uno stigma sociale. Si può fare, e viene spontaneo farlo, perché è facile, e non si paga dazio, o il dazio è comunque minimo. Cinquant’anni fa succedeva per i neri, ad esempio: e adesso sarebbe impensabile. In questo senso Annunziata ha scelto la via più comoda e banale, e contemporaneamente la meno efficace. Se paradosso forte e controverso doveva essere, allora un bell’esempio su neri o ebrei sarebbe stato più adatto. Ma a tutto c’è un limite, vero Annunziata?

In tutto questo la reazione delle associazioni omosessuali è quasi sempre veemente e plateale, e io penso che non solo questo sia perfettamente comprensibile, ma che  – proprio per i motivi di cui sopra – sia utile. Anche quando è eccessiva e fuori luogo: non importa. E’ quello che negli anni ’80 e ’90 è successo nei paesi anglosassoni (lo so che paragonarci continuamente a Stati Uniti e Inghilterra alla lunga è stucchevole e vittimista, ma a qualcuno dovremo pure paragonarci e ispirarci, e attualmente il Sudan e l’Iran sono fuori classifica). Si chiama lobbying: un gruppo organizzato di cittadini con gli stessi interessi e scopi rompe sistematicamente i coglioni per far sì che i suoi interessi vengano tutelati, o quantomeno non troppo danneggiati. In Italia lo stiamo cominciando a fare ora. Con molti passi falsi, ma è necessario. Le lobby sono petulanti per definizione: fanno all’estero quello che le associazioni dei consumatori e le loro class action fanno in Italia.

L’Inghilterra è intrinsecamente illiberale? Non lo so. Il politically correct dei paesi anglosassoni è tanto più efficace quanto spinto da intenti più educativi che biecamente censori? Può essere. So solo che là si usa sempre un termine che taglia la testa ad ogni discussione, una parola che viene usata tantissimo e che qui non sento mai: inappropriate. La metafora di Annunziata è inappropriata. I soliti idioti a Sanremo? Legittimi, ma inappropriati. Chi decide che lo siano? Un senso comune condiviso, attrezzato ed educato a farlo. E come lo si ottiene? Il dibattito è aperto.

Ma alla fine, quello che risulta ancora più insopportabile è il commento di chi minimizza e non capisce, o prova a ridimensionare, l’incredibile senso di frustrazione, dolore, umiliazione e sensazione di accerchiamento degli omosessuali italiani. Cari amici e simpatizzanti, forse la cosa non vi è ancora abbastanza chiara: ma siamo esasperati. Persino una popolazione accomodante e poco politicizzata come quella dei gay italiani, a beccar schiaffi in faccia per anni, sta rialzando la testa.

Potete fare tranquillamente lezioni sull’opportunità o meno di arrabbiarsi con le annunziate e i soliti idioti, spiegando che proibire è stupido e illiberale: e avrete sicuramente delle ragioni. Ma il vostro amico, fratello, collega gay prima sente lo schiaffo, e solo poi il ragionamento. Un amico che stimo ha scritto: è come predicare amore per il fuoco agli ustionati. Sarebbe bene che gli amici eterosessuali interessati alla nostra causa lo tenessero sempre ben presente, prima di scuotere la testa con sopportazione.

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Bad in business

Insomma, sono tornato. Adesso che i blog non se li fila più nessuno perchè ci sono facebook twitter foursquare friendfeed eccetera, ho pensato che fosse il momento giusto per ricominciare a ottundere il prossimo con i miei deliri grafomani. Lo faccio perchè mi piace scrivere, e per un debito di riconoscenza: a me il blog ha dato molto. Soprattutto mi ha permesso di conoscere persone che sono diventate amici di una vita.

Non garantisco costanza e non garantisco lucidità. In compenso, sarò il vostro provider di manicheismo, cattivi umori, giudizi affrettati e spocchia.
Benvenuti nella mia paginetta.