Scegliamoci i nemici giusti, per favore

Un paio di settimane fa Raoul Bova – in copertina su Vanity Fair – dichiarava di avere avuto amici gay da ragazzino, e che questo gli aveva fatto scoprire l’insensatezza di certe discriminazioni (vado a memoria). Dichiara quindi, mettendoci la faccia, di essere favorevole alla parità dei diritti per le persone omosessuali; l’unica cosa a lasciarlo ancora con dei dubbi è l’adozione. Il tutto detto con delicatezza e umiltà, senza la pretesa di ergersi a maestro del pensiero. Non l’avesse mai fatto. Ecco scatenarsi le prefiche della rivoluzione perenne coatta, le rose luxembourg alle vongole, le accigliate ancelle del Pensiero Unico Omosessuale: ha detto cazzate, come si permette, era meglio se stava zitto, omofobo travestito. Le stesse che magari adorano a prescindere attempate soubrette bionde che sparano minchiate omofobe un giorno sì e l’altro pure, e che però cantano “Tuttomatto” e “La notte vola”, no dico, vuoi mettere?

Dobbiamo tenerceli stretti comunque, i Raoul Bova. Sono straight allies, gli alleati etero, quelli che le organizzazioni GLBT all’estero coccolano anche quando i suddetti non ridono ai lazzi di Platinette e non sposano il movimento al cento per cento. Gli alleati non devono pensarla come noi in tutto per tutto: peccato veniale, peraltro, visto che noi stessi ci scanniamo tra di noi su molti temi. Può scappargli qualche ingenuità o scemenza, chè non sono laureati in frociologia, ma devono essere d’accordo sugli aspetti fondamentali ed essere dalla nostra parte. Facendoci da ambasciatori in un mondo alieno che, quando va bene, ci ignora.

Un’intervista di Bova, anche con una nota che a noi suona stonata, vale più di mille dimostrazioni che rimbombano nel chiuso del nostro piccolo cortile (sacrosante, intendiamoci). Dobbiamo ringraziarlo ed essergli grati, e magari aiutarlo a capire che sul discorso delle adozioni ha torto. Ma non riusciremo a farlo se lo aggrediamo con rivendicazioni fesse sulla sua onestà intellettuale. Se stiamo a raccontarcela solo tra di noi, a raccontarci quanto abbiamo ragione e quanto siamo duri e puri, non ne usciamo. Un po’ meno velleitari e un poco più pratici e concreti, per favore.

Negli Stati Uniti gli straight allies sono invitati alle manifestazioni, coccolati, coinvolti, apprezzati. A me sembra invece che i nostri rancorosi movimenti GLBT siano ancora asserragliati nei loro fortini, e tralasciamo il desolante fatto che si sparino addosso dalle torrette. Quante volte vi è capitato di portare amici etero in qualche associazione? Amici che dopo aver dichiarato la loro eterosessualità diventavano di fatto totalmente invisibili e ignorati?

Dobbiamo sceglierli bene, i nostri nemici. I Raoul Bova non lo sono. Il fuoco amico è cretino per definizione.

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Sono andato in Tv (e mi sono pure divertito)

Qui, dal minuto 23.15 circa. Fossi negli autori della trasmissione, però, suggerirei di registrare e trasmettere anche i fuori onda durante la pubblicità: è la parte più interessante e divertente. Io son stato subissato di domande, curiosità e simpatia dalle mamme sedute attorno a me. 

Del perché stavolta hanno pestato una merda vera

I preti e la Chiesa, s’intende. E infatti sono furibondi, furiosi. Il motivo? Lasciar piangere sul pulpito il compagno di Lucio Dalla. Un qualcosa di enorme, che ha sdoganato il dolore di un uomo per un altro uomo in diretta nazionale, davanti a milioni di italiani. Primi risultati: questo giornale, che non è Micromega né L’Espresso. Bingo.

Sono furiosi, sappiatelo. Hanno capito che adesso non si torna più indietro.

Inappropriate

Certo, che Annunziata voleva fare un paradosso. E ci mancherebbe. L’abbiamo capito, mica siamo idioti.

Al di là della sua buona fede o meno, e dei suoi scopi reconditi o palesi – che tutto sommato chissenefrega – il punto sta proprio nel decidere se la libertà di espressione deve sempre e comunque essere tutelata a prescindere o se il famigerato politically correct, o censura, sia la foglia di fico di uno stato e di una società con pulsioni illiberali. Insomma, si educa e non si proibisce; proibire e scandalizzarsi non serve a niente, anzi è dannoso alla causa, gridare al lupo quando non è il caso è darsi la zappa sui piedi, eccetera.

Su questo volevo dire un paio di cose. La prima: la minoranza gay è rimasta praticamente la sola minoranza (aggiungerei forse solo gli zingari) che può essere schernita, portata ad esempio negativo e insultata – anche solo come carne per paradossi – senza che su chi lo fa cada uno stigma sociale. Si può fare, e viene spontaneo farlo, perché è facile, e non si paga dazio, o il dazio è comunque minimo. Cinquant’anni fa succedeva per i neri, ad esempio: e adesso sarebbe impensabile. In questo senso Annunziata ha scelto la via più comoda e banale, e contemporaneamente la meno efficace. Se paradosso forte e controverso doveva essere, allora un bell’esempio su neri o ebrei sarebbe stato più adatto. Ma a tutto c’è un limite, vero Annunziata?

In tutto questo la reazione delle associazioni omosessuali è quasi sempre veemente e plateale, e io penso che non solo questo sia perfettamente comprensibile, ma che  – proprio per i motivi di cui sopra – sia utile. Anche quando è eccessiva e fuori luogo: non importa. E’ quello che negli anni ’80 e ’90 è successo nei paesi anglosassoni (lo so che paragonarci continuamente a Stati Uniti e Inghilterra alla lunga è stucchevole e vittimista, ma a qualcuno dovremo pure paragonarci e ispirarci, e attualmente il Sudan e l’Iran sono fuori classifica). Si chiama lobbying: un gruppo organizzato di cittadini con gli stessi interessi e scopi rompe sistematicamente i coglioni per far sì che i suoi interessi vengano tutelati, o quantomeno non troppo danneggiati. In Italia lo stiamo cominciando a fare ora. Con molti passi falsi, ma è necessario. Le lobby sono petulanti per definizione: fanno all’estero quello che le associazioni dei consumatori e le loro class action fanno in Italia.

L’Inghilterra è intrinsecamente illiberale? Non lo so. Il politically correct dei paesi anglosassoni è tanto più efficace quanto spinto da intenti più educativi che biecamente censori? Può essere. So solo che là si usa sempre un termine che taglia la testa ad ogni discussione, una parola che viene usata tantissimo e che qui non sento mai: inappropriate. La metafora di Annunziata è inappropriata. I soliti idioti a Sanremo? Legittimi, ma inappropriati. Chi decide che lo siano? Un senso comune condiviso, attrezzato ed educato a farlo. E come lo si ottiene? Il dibattito è aperto.

Ma alla fine, quello che risulta ancora più insopportabile è il commento di chi minimizza e non capisce, o prova a ridimensionare, l’incredibile senso di frustrazione, dolore, umiliazione e sensazione di accerchiamento degli omosessuali italiani. Cari amici e simpatizzanti, forse la cosa non vi è ancora abbastanza chiara: ma siamo esasperati. Persino una popolazione accomodante e poco politicizzata come quella dei gay italiani, a beccar schiaffi in faccia per anni, sta rialzando la testa.

Potete fare tranquillamente lezioni sull’opportunità o meno di arrabbiarsi con le annunziate e i soliti idioti, spiegando che proibire è stupido e illiberale: e avrete sicuramente delle ragioni. Ma il vostro amico, fratello, collega gay prima sente lo schiaffo, e solo poi il ragionamento. Un amico che stimo ha scritto: è come predicare amore per il fuoco agli ustionati. Sarebbe bene che gli amici eterosessuali interessati alla nostra causa lo tenessero sempre ben presente, prima di scuotere la testa con sopportazione.

Bad in business

Insomma, sono tornato. Adesso che i blog non se li fila più nessuno perchè ci sono facebook twitter foursquare friendfeed eccetera, ho pensato che fosse il momento giusto per ricominciare a ottundere il prossimo con i miei deliri grafomani. Lo faccio perchè mi piace scrivere, e per un debito di riconoscenza: a me il blog ha dato molto. Soprattutto mi ha permesso di conoscere persone che sono diventate amici di una vita.

Non garantisco costanza e non garantisco lucidità. In compenso, sarò il vostro provider di manicheismo, cattivi umori, giudizi affrettati e spocchia.
Benvenuti nella mia paginetta.